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Quando il fumo è buono in culo

Written by ElleBi  //  marzo 12, 2012  //  Non Solo Radio, racconti, poesie, componimenti  //  280 Comments

foto: Rome by Night – Agnes Furmanska

-Ah no, questa te la devo assolutamente raccontare, ti giuro, quando mi hanno detto ‘sta storia stavo piegato in due dalle risate … ce l’hai presente Mago? Sì, sì, quello lì che s’è appena fatto la boccia per tagliarsi i rasta. Vabbè, insomma a casa sua ci stava un po’ di gente, e avevano qualcosa come quattro grammi d’erba, quella che era rimasta da Capodanno. Hanno avuto la geniale idea di stuccarsela tutta quella sera tenendo chiuse le finestre … puoi immaginarti che cappa ci poteva stare dentro quella casa. Vabbè, comunque Mago, verso le 3, decide di far cambiare un po’ l’aria e così apre la finestra nel salone per far uscire tutto il fumo che si era accumulato. Non l’avesse mai fatto! Tempo cinque minuti ed ecco che suonano alla porta. Aspetta, aspetta a ridere, indovina chi era? Eh già, era la vicina di casa, quella vecchietta mezza sorda. Insomma Mago apre, si trova questa signora di fronte la quale chiede se era tutto a posto. Lui fattissimo gli risponde che non c’era nessun problema. Allora lei dice <<No, perché ho visto tutto il fumo che usciva dalla finestra e pensavo ci fosse un incendio, stavo per chiamare i pompieri!>>. Allora a quel punto Mago non si riesce a trattenere e gli scoppia a ridere in faccia! E gli ha pure chiuso la porta senza nemmeno salutarla … Huh, pensa che scena!

Tommaso e Carlo volavano con la loro macchina per le vie di Roma, zigzagando per i vicoli, accelerando agli incroci ed evitando le macchine posteggiate in terza fila. Le risate di Carlo erano diventate ormai quasi isteriche, rimbalzavano per tutte le pareti della macchina e venivano amplificate dalle sue mani messe a coppa davanti alla bocca. Non poteva più bloccarsi, la bomba dell’ilarità era stata innescata e nessuno a quel punto sarebbe riuscito a reprimere la sua esplosione. Più cercava di trattenersi e più strillava forte. Nei pochi momenti in cui riprendeva fiato Carlo guardava Tommaso (quello che aveva appena raccontato la storia) e ricominciava a ridere più forte di prima.

-Eh, eh, e quando … uh, e quando è successa … ihihihihihih, questa, ehm, storia?

-Boh, penso questa settimana, non lo so di preciso.

-Che tossico che è il Mago …

Ci vollero molte risate perché Carlo si calmasse e facesse calare il silenzio nella macchina. Questo breve momento di stallo permise al ragazzo di prendere una serie di decisioni davvero molto inutili. Dopo una breve pausa riflessiva, infatti, egli pensò che, per la sua comodità da viaggiatore, fosse una buona idea appoggiare la sua testa al finestrino. Successivamente, con uno spirito di iniziativa comparabile soltanto a quello di un grande condottiero, impartì alle sue mani due ordini semplici ma molto chiari: la mano destra doveva rimettere a posto il cerotto che si stava staccando dal suo sopracciglio sinistro; la mano sinistra, invece, doveva controllare che i dieci grammi di fumo che avevano comprato il giorno prima fossero ancora nella tasca dei suoi pantaloni. Le mani partirono in missione, e nel giro di pochi secondi comunicarono al loro capo che i loro rispettivi compiti erano stati completati con successo. Soddisfatto, Carlo rivolse il suo sguardo alla città che passava veloce sotto i suoi occhi stanchi e stravolti.

Le luci dei lampioni fuori dalla macchina scorrevano rapide l’una appresso all’altra, erano simili a delle piccole, solitarie comete artificiali, ed ogni volta che una di queste stelle cadenti compariva, essa svaniva in una frazione di secondo, come se fosse stata inghiottita dal bagagliaio della vettura. Carlo non riusciva più a distinguerle, ormai vedeva un unico, infinito fascio luminoso che disturbava la sua retina e lo aiutava a non addormentarsi. Erano le quattro di mattina.

Carlo si voltò verso il suo compare per vedere se era ancora abbastanza sveglio per continuare a guidare. Nello stesso istante Tommaso girò il suo sguardo a destra per essere sicuro che il suo passeggero non fosse collassato. I loro sguardi si incontrarono per un breve momento, ma questo bastò loro per farli tornare a ridere. Carlo si teneva le mani sulla pancia per il dolore che gli era venuto agli addominali, e Tommaso ormai non guardava più la strada, dato che era troppo impegnato a riprendere fiato per non morire soffocato.

-Tommaso per dio, stai sull’altra corsia!

I fari di un camion comparvero all’improvviso dal nulla, ed un clacson suonò potente come la tromba del giudizio universale; Tommaso sentì dentro la sua testa la voce di uno spettro che gli diceva: “Il tuo Momento non è ancora giunto, gira finché sei in tempo pezzo di idiota!”; gli occhi di Carlo erano così spalancati che sembravano lì lì per uscire dalle sue orbite; Tommaso sterzò bruscamente, mancò di un soffio il camion, si beccò diversi vaffanculo e per poco non andò a sbattere contro un lampione. Si fermò appena in tempo.

-Appena in tempo …

Carlo stava ancora trattenendo il fiato per lo spavento; mosse un po’ il sedere per essere sicuro di non essersela fatta sotto, poi, dopo qualche secondo, si ricordò che doveva respirare, e disse:

-Tommaso, io un giorno ti uccido.

-Sempre che prima non t’abbia ammazzato io.

Il lampione stava lì, fermo, immobile, che fissava la macchina col suo grande occhio luminoso. Lui non si era spaventato nemmeno un po’, anzi, probabilmente sperava che questi due incoscienti lo demolissero. Almeno in questo modo sarebbe finito sulla prima pagina di qualche giornale cittadino …

-Dai, rimetti in moto.

Tommaso stava per eseguire l’ordine, quando la sua mano, a metà viaggio tra la gamba destra e la chiave, si fermò terrorizzata. Il cervello l’aveva avvertita che gli occhi avevano visto qualcosa di molto brutto dallo specchietto retrovisore, ma non specificò di che cosa si trattasse. Ci pensò la bocca a chiarire quale fosse il pericolo incombente:

-Ommerdacciazozza, la polizia!!!

-Cosa!!?

Carlo girò la testa all’indietro veloce come un gatto, e confermò con una bestemmia ciò che Tommaso aveva appena detto. Una volante stava venendo verso di loro e gli stava facendo cenno di non spostarsi da dove si trovavano.

-Il fumo, il fumo, ingoialo!

Carlo guardò il suo amico come se fosse impazzito.

-Ma tu stai male Tommaso, vuoi vedermi morto?

-E allora buttalo!

-Ma stanno dietro di noi! Ci vedono di sicuro.

-E allora trovala te una soluzione, imbecille!

-Imbecille a chi, pezzo di …

-Io te l’avevo detto che non dovevamo andare in giro con questa roba la notte, che le guardie stanno appostate dappertutto, ma tu <<No, Tom, ti  pare Mercoledì sera!>> …

-Senti, non c’è tempo adesso per parlare, parti ora o mai più.

-Non posso, quelli avranno già preso la mia targa e ci metteranno zero a rintracciarci. Piuttosto infila il fumo nelle mutande, lì non ti possono controllare.

-Ma non posso, ho i boxer larghi, mi cade subito!

-Maledizione, anch’io c’ho i boxer …

Nel frattempo i poliziotti si erano fermati e stavano scendendo dalla macchina. Tommaso si mangiava le pellicine delle dita pensando a tutte le soluzioni possibili che poteva attuare; la sua mente ragionava a ritmi vertiginosi, quasi non riusciva a seguirla per quanto andava veloce. Aveva setacciato ogni angolo della propria immaginazione, e dopo qualche frazione di secondo si convinse che l’unica soluzione applicabile a quell’emergenza fosse:

-Ti devi ficcare il fumo in culo.

Carlo si voltò spaventato.

-Ma sono dieci grammi!

-Pensaci, è l’unico modo per uscirne puliti da questo bordello.

-Fallo te allora!

-Io oggi non sono ancora andato in bagno, e devo fare una montagna di merda.

-Anche io se è per questo!

-Non prendermi in giro, che ti sgamo facile. Sei andato in bagno dieci minuti fa.

Carlo osservò prima i poliziotti che si stavano avvicinando, poi il fumo che teneva in mano, ed infine rivolse uno sguardo disperato a Tommaso.

-Ma sono dieci grammi …

-E sono dieci anni di galera, se non di più! Avanti, infilati il fumo tu sai dove, io intanto esco fuori e cerco di trattenerli un po’ …

-Ma …

-Senti, vuoi avere il tuo fondoschiena rotto adesso o disintegrato dopo con le mazzate che ti daranno quelle guardie?!

Tommaso uscì dalla macchina e si avvicinò sorridendo ai poliziotti.

-Ehm, buonasera agenti, immagino che abbiate fermato il mio veicolo per quell’incidente che  inavvertitamente stavo per fare pochi secondi fa con il camion … beh, vi assicuro che nessuno dei problemi che ho creato oggi era stato premeditato dalla mia mente. In realtà dovete sapere che è stata tutta colpa del caso, della sfortuna e della sorte! La causa di tutti gli “errori” che ho compiuto questa notte è da attribuire solo a loro! Perciò, qualsiasi provvedimento vogliate prendere e qualunque pena vogliate infliggere, vi consiglio vivamente di punire queste tre forze oscure che hanno guidato gli eventi di questa scalognata serata. Se non lo fate, sappiate che spaccherò con un martello le vostre teste affinché il vostro cervello esca da quella che voi chiamate “scatola cranica”, ma che io nomino, per la maggior parte delle persone, “contenitore vuoto”.

Tommaso avrebbe voluto dire tutte queste cose, ma, a causa del suo pudore, si limitò a sputare dalla sua bocca, come un pezzo di carne ammuffita, una delle milioni di frasi di circostanza che vengono utilizzate in situazioni come queste:

-Buonasera agenti, avete visto che brutto tempo oggi, eh?

Questo sfoggio di ipocrita simpatia non piacque molto ai poliziotti, i quali non capirono se Tommaso li stesse prendendo in giro o fosse realmente così ben disposto nei loro confronti. Poi, senza badare a ciò che il ragazzo aveva appena detto, l’agente più basso tirò fuori da una taschina della sua divisa un piccolo libretto che Tommaso conosceva bene.

-Hai idea della quantità di contravvenzioni che hai commesso stanotte nel giro di dieci secondi?

Tommaso guardò negli occhi il poliziotto che gli aveva rivolto la domanda, e non seppe che cosa rispondere. A dir la verità aveva perso da un bel po’ di tempo il conto delle infrazioni che aveva fatto quella sera.

-Dovrei ritirarti la patente, ma dato che sei così giovane e tifi la magica …

E fece un occhiolino indicando l’adesivo che Tommaso aveva attaccato sul parabrezza posteriore.

- … mi limiterò a farti una multa piuttosto salata.

L’altro poliziotto, che fino a quel momento non aveva detto una parola ed era rimasto immobile come una statua, si sentì in dovere di aggiungere qualcosa di suo alla conversazione.

-Ti è andata bene … ringrazia il Signore che hai incontrato delle persone comprensive.

Era meglio se continuava a stare zitto.

La guardia più bassa cominciò a scribacchiare un po’ di numeri e un po’ di lettere sopra il suo magico foglietto; Tommaso guardava impaziente l’orologio e cercava, senza farsi notare, di dare qualche sbirciatina all’interno della sua macchina, per vedere se era tutto a posto.

-Ecco a te. Immagino che tu non abbia i soldi per pagare subito, eh pezzente?

-Immagina bene.

L’agente basso, soddisfatto della sua sagacia, fece un rapido sorriso. Durò un breve istante, dopodiché il suo volto si ricompose e riassunse la sua classica espressione seria alla “qui comando io perché ti posso ritirare la patente in qualsiasi momento”.

-Va bene, ora dobbiamo fare un controllo alla tua macchina. Devi sapere che ultimamente ci sono stati dei problemi di spaccio in questa zona, ed il sindaco ha ordinato di intensificare le perquisizioni in questi giorni. Per me è un grande spreco di tempo, capisci no? Quella gente di sicuro non va in giro in macchina a trasportare certa merce. Tuttavia è un ordine che devo eseguire. Comunque stai tranquillo che facciamo in un attimo. Vuole seguirci?

Eccolo, il momento era arrivato. Tommaso si guardò un attimo indietro, e vide di sfuggita Carlo che si agitava sul sedile. “E se non avesse ancora finito di mettere a posto il fumo? E se adesso mi si bevono? E se … no, non si può, davvero non si può! Che mi posso inventare, che mi posso …”

-Agente, ma la multa entro quando la devo pagare?

Il poliziotto basso, che già si era incamminato verso la macchina, venne colto alla sprovvista da questa domanda; si fermò sconcertato e, con un’espressione dubbiosa, guardò il suo collega:

-Tu lo sai Pippo?

L’agente alto, che si stava allacciando le scarpe e che quindi non aveva sentito la domanda che gli era stata rivolta, rispose in modo evasivo:

-Mah, non saprei Luca …

Pippo, finito di mettersi a posto le scarpe, si alzò, si mise a posto la divisa e cominciò ad andare verso il veicolo.

-Aspetti agente, perché c’è un mio amico che per un certo periodo si era dimenticato di pagare una multa che aveva preso, ed ha avuto poi un sacco di problemi, per cui per evitare situazioni spiacevoli …

Luca, spazientito da quella discussione, tagliò corto:

-Senti ragazzo, tu mi stai simpatico, ma io non posso stare qui tutta la notte a parlare con te. Ora purtroppo non mi ricordo quale è il termine di scadenza per il pagamento di una multa, comunque puoi controllare su internet, o puoi chiedere a questo tuo amico. Adesso, però, lasciami controllare la tua macchina, così ce ne andiamo tutti a casa.

“Ecco, sono morto, sono mortissimo … eppure ancora respiro … e allora sono più che morto, sono ancora vivo …”

Tommaso, disperato, cercò di trattenere ancora i due agenti, e già stava per chiedere a Luca se era andato a vedere l’ultima partita della Roma, quando un gemito proveniente dall’interno della macchina bloccò i tre personaggi. Luca, impaurito, toccò con la mano destra la sua pistola.

-Che cosa era?

D’improvviso una lampadina si accese nella testa di Tommaso:

-Oh, è il mio amico … dovete scusarlo, è che non si sente per niente bene.

-Che cosa ha?

Tommaso divenne serissimo, e con la voce più affranta che aveva rispose:

-Purtroppo sono quasi due settimane che non va al bagno. Un martirio. Non potete capire che noie può portare una cosa del genere … ogni giorno va al cesso ma niente, non gli esce assolutamente nulla. Così ora lo stavo accompagnando all’ospedale per farlo visitare, ma nel tragitto ha cominciato ad avere dei tremendi dolori agli addominali. Così ora sta cercando di infilarsi una supposta per vedere se finalmente riesce a smuovere qualcosa in quel suo maledettissimo intestino.

Luca, per non far trapelare il suo disgusto ed il conato di vomito che gli stava salendo, stava cercando di fare un’espressione pensierosa, e disse:

-Eh, povero ragazzo, come lo capisco … queste sono cose che ti rovinano completamente. Certo però a questa età … vabbè, non voglio disturbare questa operazione delicata e …

Un altro verso di dolore trapelò dal veicolo, questa volta più forte.

-Vabbè Pippo, andiamocene via, per una volta possiamo fare uno strappo alla regola.

-Ma come, senza neanche controllare? Non lo sai che …

-Ah, che palle che sei … ma non riesci proprio a capire quando c’è un’emergenza? Sei così ottuso?!

Luca distolse sbuffando la sua attenzione dal collega, e si rivolse con un sorriso pieno di comprensione a Tommaso:

-Okay, allora potete andare per questa volta. In bocca a lupo per tutto quanto. Ah, e stai attento ai tuoi sedili, mi raccomando.

Con un’ultima risata i due agenti rientrarono dentro la volante, e, con una sgommata, ripartirono a tutta birra verso la centrale.

 

-Ohi Carlo, se ne sono andati, ce l’abbiamo fatta!

-Che hai detto?

-Se ne sono andati, dovevano controllare la macchina, e invece sono partiti via. Che botta di culo clamorosa …

-In tutti i sensi.

-Tu come stai?

-Eh, insomma …

Tommaso si sedette sul suo sedile, e rivolse al suo amico uno sguardo traboccante d’ammirazione.

-Ma sei  riuscito a nasconderlo tutto?

-Quasi.

-Diavolo, sei proprio un grande. Hai tutta la mia stima, a me non avrebbe mai retto a fare una cosa così sconvolgente. Hai avuto davvero un gran coraggio, ti giuro che … ma che ci sta su questo sedile che lo sento così scomodo?

Tommaso si alzò un attimo per raccogliere ciò che stava sul suo sedile, e si ritrovò, con sua grande sorpresa, con un pezzo di fumo da dieci grammi in mano.

-E questo che cazzo ci fa qui!!?

Carlo guardò sorpreso ciò che Tommaso aveva appena recuperato e disse:

-Ma come, ma me l’ero appena messo …

-Carlo, che diavolo ti sei infilato nel tuo schifoso intestino!!!??

Carlo si mise una mano nelle mutande, e con una smorfia di dolore tirò fuori l’oggetto.

-Ma questo è un accendino …

-QUELLO E’ IL MIO FOTTUTO ACCENDINO, E TU SEI UN FOTTUTO COGLIONE!!!

Schiumante di rabbia Tommaso cominciò a far suonare ripetutamente il clacson dando una serie di violente testate al volante:

-Perché … la gente … è … così … deficiente? … Per … chè … la … gente … è … defi … ciente? …

-Calmati Tom, stai buono che così ti rompi la capoccia … dai che non è successo niente, non ci hanno mica sgamato.

Tommaso appoggiò di scatto la sua testa allo schienale, tolse le mani dal volante e tentò di recuperare la calma. Troppo faticoso. Meglio farsi una canna.

-Orsù mon general, è tempo di rollar.

-Subitamente milord. Rimedierò all’errore con la mia arte da rollatore!

Mentre Carlo tirava fuori gli strumenti che gli servivano in quel momento, Tommaso con un sospiro prese in mano le chiavi e riaccese il motore della macchina.

-Che serata di merda …

E così una macchina tornò a volare per le strade di Roma, zigzagando per i vicoli, accelerando agli incroci e bestemmiando ad ogni macchina posteggiata in terza fila.

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foto by Mario Dourado

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